Journal du Club des Cordeliers - Ansaldo Energia, già 70 Pmi pronte a certificarsi per nucleare

Ansaldo Energia, già 70 Pmi pronte a certificarsi per nucleare
Ansaldo Energia, già 70 Pmi pronte a certificarsi per nucleare

Ansaldo Energia, già 70 Pmi pronte a certificarsi per nucleare

Fabbri, 'nessuno aveva mai tracciato la filiera. Ora serve consolidarla'

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"In un Paese che ha abbandonato il nucleare nel 1986 abbiamo 70 aziende che si sono candidate a una certificazione per poter operare sul nucleare. Il futuro è molto promettente per l'Italia". Fabrizio Fabbri, amministratore delegato e direttore generale di Ansaldo Energia, misura così, durante un Talk Time con l'ANSA, lo stato della filiera italiana a poche settimane dalla legge delega che riapre la strada all'atomo. Le candidature arrivano dall'accordo siglato dal gruppo genovese con il Rina, l'ente di certificazione nato a Genova: un memorandum che, spiega Fabbri, "permetterà alle nostre Pmi, che sono già attive, un accesso facilitato alla certificazione per poter operare nel settore del nucleare, sia in Italia che all'estero". La certificazione serve ad attestare il rispetto degli standard di qualità e sicurezza del settore. Il percorso è partito da una mappatura: Ansaldo Energia ha ricostruito la rete delle aziende che lavorano nella sua filiera, anche per capire quali abbiano competenze utili al nucleare. "Tutti parlavano della filiera, poi ci siamo accorti che nessuno l'aveva mai tracciata", racconta l'ad. Ne è uscito un censimento di circa 200 fornitori diretti, quasi tutti Pmi, attorno ai quali gravitano altre 500 realtà. Il nodo, per Fabbri, è che quelle capacità sono disperse. Con lo smembramento dei grandi gruppi statali "le competenze non sono sparite ma si sono frammentate in tante piccole realtà". Per questo "il passaggio che manca è un consolidamento della filiera", un lavoro che il gruppo porta avanti con il Mimit e diverse regioni. La partita si gioca sugli Smr, i reattori modulari previsti dalla legge delega. "Sfatiamo un mito, non sono piccolissimi", ricorda l'ad: sono impianti da 300-400 megawatt, in grado di alimentare una provincia media. La novità è che, come per gli aerei, il modello si certifica una volta e poi "si faranno dei reattori tutti uguali".

B.Baron--JdCdC