L'ultima testimonianza di Guccini, 'le parole sono importanti, ci fanno imparare ad amare'
Così parlava del suo ultimo libro 'Calde le pere!' che esce postumo a settembre per Giunti
"Nel racconto c'è un omaggio a Pavana, quando mi abbandono all'immaginazione poetica della brezza che dalla sorgente del Reno sull'Appennino pistoiese spira attraverso boschi e prati: lì ho voluto nominare erbe, fiori e frutti con gli stessi termini pavanesi che si ritrovano nelle Cronache epafàniche e in Tralummescuro, perché le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose". Francesco Guccini ha parlato così del suo libro 'Calde le pere', a cui ha lavorato fino all'ultimo, il 23 luglio scorso con l'editor Paolo Iacuzzi che lo ha accompagnato nell'ultima avventura letteraria. In quello che oggi diventa il suo un testamento spirituale. Il libro uscirà postumo a settembre per Giunti. "Calde le pere è nato da un brogliaccio di cui mi ha parlato un mio amico, che ne ricavò anche uno spettacolo di cabaret. Le due storie che mi ha raccontato, quella della ragazza in bicicletta e quella della fanciulla illibata che rimane incinta facendo il bagno nel Reno, mi hanno molto affascinato. Casalecchio sul Reno era allora il Lido di Bologna, con oltre diecimila presenze al giorno d'estate, tanto che dagli anni Trenta ai Cinquanta venivano stampate delle cartoline dove si vede che la chiusa sul Reno che aveva creato un ampio bacino balneabile" raccontava Guccini. "Il libro parte come partiva Vola Golondrina, l'ultimo giallo che ho scritto con Loriano Macchiavelli: lì c'era il passaggio di un motociclista misterioso che distribuiva dei volantini; qui invece c'è una ragazza in bicicletta, evidentemente una prostituta - figura speculare a quella della maîtresse che alla fine di questo libro veste i panni di una ginecologa ante litteram. Ho sempre amato lo scaturire della narrazione da un evento scatenante, o dall'irruzione di un deus ex machina, quasi un colpo di teatro. Come in diversi altri miei romanzi ho poi suddiviso il libro in quadri, dando loro un titolo e una didascalia ironica come avrebbero fatto alcuni dei miei autori più amati, da Sterne a Jerome" spiegava Guccini. E parlando di Pavana affermava: "È importante per me conservare le parole del dialetto, salvare tutti quei nomi. Il Reno, poi, è il fiume della mia vita, che ho fatto protagonista di tante mie canzoni, ma che in realtà come il Danubio di Claudio Magris nasce dallo sgocciolare di un rubinetto sull'Appennino. In queste pagine ho voluto ricordare anche le sue vicende epiche, domandarmi se sia mai esistita una 'marineria' del Reno... Se ci penso, è l'altro asse che incrocia quello della Via Emilia: forse, disteso in quel fiume, con la testa tra i prati di Pavana, i piedi verso Modena e Bologna, le braccia ad abbracciare i boschi, ci sono anche io".
L.Leclerc--JdCdC