Tumori, con medicina nucleare efficacia raddoppiata nei pazienti complessi
Il Libro bianco di Aimn, oltre 1,2 milioni di prestazioni annue
Un'efficacia terapeutica raddoppiata in pazienti oncologici complessi possibile grazie alla medicina nucleare, la disciplina medica che utilizza sostanze debolmente radioattive (sotto forma di radiofarmaci) a scopo diagnostico o terapeutico e che in vent'anni ha trasformato le prospettive di vita dei pazienti. È quanto emerge dal 'Libro Bianco della medicina nucleare in Italia 2026', presentato dall'Associazione italiana di medicina nucleare, imaging molecolare e terapia (Ainm) e coordinato dalla dottoressa Luigia Florimonte. Uno dei rilievi più importanti riguarda l'efficacia delle nuove terapie con radioligandi (Rlt). Per patologie come il carcinoma prostatico metastatico resistente, l'uso di molecole innovative (Lutezio-177 Psma) ha mostrato una risposta obiettiva del 49% contro il 24% della chemioterapia standard. Notevoli anche i risultati sui tumori neuroendocrini (Net) a basso grado, cosiddetti 'indolenti', dove la medicina nucleare garantisce un controllo della malattia fino al 92% dei casi, con una sopravvivenza mediana che arriva fino a 5 anni anche in fase metastatica avanzata di malattia. Il documento evidenzia, inoltre, una crescita strutturale imponente della medicina nucleare dal 2006 ad oggi. Per quanto riguarda la diagnostica, sono oltre 1,2 milioni le prestazioni totali all'anno, con 350.000 esami Pet (quasi il 90% in ambito oncologico), mentre i centri Pet/tc sono passati da circa 60 a oltre 220, supportati da una rete di 40 ciclotroni per la produzione di radiofarmaci. Nell'ambito della teragnostica, l'Italia è all'avanguardia nell'integrare diagnosi e terapia, permettendo di 'vedere' la malattia e curarla simultaneamente con la stessa molecola di precisione. "L'eccellenza della medicina nucleare è a rischio - spiega Maria Luisa De Rimini, presidente di Aimn -. Il nuovo Decreto Tariffe ha introdotto un taglio del 9,2% sui rimborsi per le prestazioni terapeutiche: questo significa che le strutture sanitarie ricevono rimborsi che coprono solo il 60-70% dei costi reali. Il rischio è che queste terapie salvavita diventino un privilegio per pochi, alimentando una migrazione sanitaria che vede già oggi il 20% dei pazienti costretto a spostarsi fuori regione per curarsi".
P.Lefevre--JdCdC