Journal du Club des Cordeliers - Risate e ovazioni per ripresa de 'La scala di seta' di Michieletto al Rof

Risate e ovazioni per ripresa de 'La scala di seta' di Michieletto al Rof
Risate e ovazioni per ripresa de 'La scala di seta' di Michieletto al Rof

Risate e ovazioni per ripresa de 'La scala di seta' di Michieletto al Rof

Sul palco un loft in planimetria animato da un cast di livello e gag surreali

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(di Federica Acqua) Risate e ovazioni finali, intervallate da applausi a scena aperta, hanno salutato il 13 agosto al Teatro Rossini di Pesaro la ripresa de "La scala di seta" firmata da Damiano Michieletto, terza e ultima opera in cartellone del 47/o Rossini Opera Festival. La farsa comica, scritta da Rossini nel 1812 per il San Moisè di Venezia, è stata ambientata dal regista, con le scene e i costumi di Paolo Fantin (luci di Alessandro Carletti), in un appartamento contemporaneo di cui si scorge però solo la planimetria, grazie a uno specchio inclinato posto sul palco a mo' di mansarda, che consente, nella totale assenza di muri e porte, di seguire i movimenti dei protagonisti. Un'area virtuale, riempita di mobili a scena aperta sotto la guida di un architetto, che diventa spazio di infinite possibilità e relazioni. Sono quelle tra Giulia, promessa dal suo tutore a Blansac, ma che in segreto ha sposato Dorvil, facendolo salire nella sua stanza ogni notte con una scala di seta. E ancora del rapporto imbastito dalla giovane col suo scomodo pretendente, che cerca di appioppare alla cugina Lucilla (che peraltro ne è già invaghita), come pure l'amicale intrigo costruito a tal fine col servitore Germano. Il tutto senza farsi scoprire dal tutore Dormont. Un meccanismo a orologeria in cui il crescendo della musica, accompagna quello della tensione e della complicazione della vicenda, che dopo una serie di esilaranti equivoci finisce per convogliare tutti i protagonisti nella camera di Giulia, scovati ad uno ad uno dal tutore, che una volta saputa la verità perdona la giovane, mentre Lucilla sposa Blansac. Sostenuta da un cast di livello e di solida formazione rossiniana, abbinato all'ottima Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, brillantemente diretta da Ivàn-Lòpez Reynoso, la messinscena può giocare sulle caricature dei personaggi. Da quella irresistibile da cameriere filippino di Germano, che sostituisce alla tradizionale scempiaggine del ruolo l'ingenuo candore di un bambino, incapace d'interpretare anche a causa della lingua messaggi a doppio senso, creando equivoci, agli atteggiamenti da bullo di Blansac, oggetto degli ammiccamenti sessuali di Lucilla, che viene via via spogliandosi del suo rigido ruolo di 'signorina' per sedurlo. Il tutto cantando e mimando le entrate e le uscite da porte inesistenti, con un Dorvil in tenuta da motociclista e una seducente Giulia dedita alla ginnastica e allo shopping, dove a darsi da fare in cucina tra cocktail e colazioni (vere) sono soprattutto gli uomini. Bravi e applauditi tutti i protagonisti, e in particolare Paolo Bordogna (Germano), vero deus ex machina della vicenda alla sua terza interpretazione del ruolo in questo allestimento, cui ha donato una vocalità perfetta e una recitazione vivace al limite del surreale. Battimani convinti anche per gli altri interpreti: Hasmik Torosyan (Giulia), Alasdair Kent (Dorvil), Iurii Samoilov (Blansac), Mara Gaudenzi (Lucilla) ed Enrico Iviglia (Dormont), tutti in parte e straordinariamente affiatati (molti di loro sono amici da lungo tempo), che hanno saputo restituire al pubblico, a 17 anni dal suo debutto, tutta l'originalità e la freschezza di questo allestimento. Si replica il 16, 19 e 22 agosto.

D.Dufour--JdCdC